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Gli equivoci sui paesi a fiscalità privilegiata e sulle cosiddette "rendite finanziarie"

Ciclicamente, i telegiornali sono causa di molti equivoci sui paesi a fiscalità privilegiata (a partire da quelli che hanno valore simbolico, come la Svizzera).

Capita che escano liste come quella Falciani, che riportano correntisti di banche svizzere.

Nel caso in esame, il "bancario" che la ha resa pubblica ha violato la legge inerente al segreto bancario.

Essendo il venditore di detta lista, aveva interesse a gonfiarla, con il paradosso che c'erano pure i morti.

Indipendentemente dal gonfiarla, avere un conto in Svizzera non è, ovviamente, un reato.

Non è nemmeno una cosa che dà in sé privilegi fiscali.

Gran parte delle banche italiane ha una divisione in Svizzera.

Se avere un conto in Svizzera di per sé permettesse di pagare tasse più basse sarebbero le banche italiane le prime a sollecitare i propri clienti a trasferire il proprio denaro dalla divisione italiana a quella elvetica.

L'esterovestizione di un conto corrente non dà nessun diritto a pagare le tasse nel paese del conto corrente stesso.

Se hai la residenza in Italia le tasse le devi pagare comunque in Italia.

Se hai la residenza in Svizzera (od in qualunque altro paese) le tasse sulla persona vanno pagate dove detta persona ha la residenza.

Va da sé che la residenza estera deve essere reale e non fittizia.

Discorso diverso, sebbene assimilabile, se hai una società.

Conta "la residenza effettiva" della società.

Valentino Rossi si è inguaiato per colpa sua.

La contestazione che il fisco gli ha rivolto non è stata l'essere andato a vivere all'estero (cosa in sé legittima, non è che se nasci in una nazione tu sia un ergastolano di quella nazione) ma di aver mentito al fisco con una residenza fittizia.

Se nasci in una nazione non sei costretto all'ergastolo in quella nazione (eccezion fatta per qualche dittatura).

Ed il trasferimento di capitali è assolutamente legale e, da noi, garantito dal Trattato di Maastricht.

De Benedetti, sulla cui purezza ci sarebbe da dire, si è mosso in maniera legalmente incontestabile.

Ha preso la residenza per davvero e non è possibile dirgli niente da un punto di vista legale.

Molto c'è da dire sull'ipocrisia dell'editore di Repubblica e dell'Espresso nel dichiararsi favorevole ad un aumento dell'imposta sul capital gain rispetto all'attuale 12,50%.

A partire dal fatto che lui non paga nemmeno quel 12,50%.

Il punto principale è proprio questo.

Le chiamano "tasse sulle rendite finanziarie" ma in realtà sono tasse sui risparmi.

Se hai dieci milioni di Euro non hai problemi ad andare a vivere in Svizzera (che, fra l'altro, è molto più pulita ed efficiente dell'Italia).

Se hai diecimila Euro di certo non lo puoi fare.

Se sei un lavoratore con dei risparmi nella quasi totalità dei casi non puoi trasferirti da nessuna parte, anche perché non puoi lasciare il lavoro.

Solo se vivi DAVVERO di rendita puoi andare dove vuoi.

Ed è naturale scegliere posti in cui si stia meglio, anche come tassazione.

Oltre al fatto che larghissima parte dei paradisi fiscali sono in Polinesia ed ancora di più ai Caraibi.

Il perché i paradisi terrestri siano (o siano diventati) anche paradisi fiscali dipende anche da convenienze turistiche.

Se sei un paradiso caraibico con il problema di attirare troppi turisti per il tuo limitato territorio, il tuo interesse principale è fare selezione verso l'alto.

Se sei o diventi anche un paradiso fiscale il risultato è che attiri "turisti stanziali" di alto bordo.

Che questo sia nel tuo interesse è evidente.

Quando nel 2007 Rifondazione Comunista fece quel surreale manifesto "Anche i ricchi piangano" in cui c'era uno scintillante panfilo bianco l'aspetto surreale è che l'unica cosa per la quale potevano piangere era dal ridere.

Sai che tortura dover dirottare il maxipanfilo verso i Caraibi o la Polinesia...

Ridendosela poi del fatto che magari qualche vecchietta ci cascava e si faceva aumentare le tasse sui risparmi mentre loro, che già non pagano neanche il 12,50% (in maniera assolutamente legale) non vengono nemmeno sfiorati da eventuali inasprimenti fiscali.

Inasprimenti che colpiscono solo ed esclusivamente i risparmiatori.

Fra l'altro colpiscono principalmente le vecchiette per tre ordini di ragioni:

A) E' più facile aver accumulato i risparmi di una vita quando si è anziani che non quando si è giovani.

B) C'è stato un lunghissimo periodo in cui accumulare risparmi in Italia era molto più facile di quanto non sia adesso.

C) Le femmine mediamente vivono di più, e la patrimonializzazione delle vecchiette è superiore a quella dei vecchietti perché le prime ereditano dai secondi.

Andare in paradiso

Internet riduce le distanze.

Lo fa talmente tanto che aumenta la voglia di andare in posti visti online.

Sia che si tratti di semplice turismo, sia che si tratti di trasferirsi definitivamente, oggi è possibile accedere a molte più informazioni rispetto al passato.

Conoscere l'andamento delle altre nazioni è fondamentale se si ha qualche soldo.

Non foss'altro perché le distanze fra le varie nazioni si stanno riducendo.

A lungo gli italiani sono stati parte di quel 15-18% della popolazione mondiale che si sbranavano praticamente tutte le risorse.

La globalizzazione economica ha migliorato il pianeta riducendone la povertà.

Nel passato decennio il numero di persone malnutrite nel pianeta si è sostanzialmente dimezzato passando da due miliardi di persone circa ad un miliardo di persone circa.

La crescita italiana è da una generazione a livelli pietosi, ma non potrebbe comunque essere al livello dei cosiddetti later starter.

Quando si parte da basi debolissime lo spazio per crescere c'è.

Il 2010 è stato l'anno del sorpasso della Cina sul Giappone, ossia l'anno in cui oltre un miliardo e trecento milioni di cinesi ha superato come ricchezza prodotta i 127 milioni di giapponesi.

Partendo da basi di produttività così diverse è facile capire perché il potenziale di crescita sia così diverso.

Questo è importante da capire perché verrà il giorno in cui ci raggiungeranno ma nel frattempo ci sono opportunità.

Opportunità di approfittare della crescita economica di quei paesi mediante fondi azionari, oppure investimenti in immobili, oppure utilizzando, in maniera legale, le fiscalità più competitive.

Il campo è vastissimo.

Troppo vasto per non essere analizzato pezzo per pezzo.

Un pezzo importante sono i cosiddetti paradisi fiscali.

L'argomento, oltre che importante, è reso interessante dal ciclico dibattito sull'aumento delle tasse sui risparmi degli italiani.

Fra gli aspetti rilevanti, quello che spicca è che le cosiddette "tasse sulle rendite finanziarie" sono quasi esclusivamente tasse sui risparmi.

Non perché i grandi patrimoni siano necessariamente di evasori, anzi, in sé è assolutamente legale usare i paradisi fiscali.

Le cose più interessanti, come spesso capita, si scoprono studiando la borsa italiana.

Quando c'è stata l'IPO (Initial Public Offering, in pratica il collocamento in borsa) di ENEL Greenpower sono emersi una montagna di dati che dovevano essere resi pubblici proprio per l'IPO.

Fra quei dati c'era anche l'utilizzo massiccio da parte di questa divisione dell'ENEL di società domiciliate nel Delaware.

Il Delaware, per chi non lo sapesse, è uno di quegli stati che gli USA utilizzano come paradisi fiscali interni (per evitare fughe di capitali verso posti per loro esteri come Cayman e Svizzera).

Ha negli USA una funzione simile a quella che il Lussemburgo ha in Eurolandia.

In questo ENEL Greenpower si comporta come quasi tutte le società quotate.

Quello che è significativo è che ENEL resta in parte importante una società partecipata dallo Stato.

In pratica, siamo una nazione in cui lo stesso Stato cerca di scappare dal fisco statale, ossia da sé stesso....

Va da sé che i privati non si comportano diversamente.

Nel già citato Lussemburgo hanno holding tantissime società quotate in Italia, non necessariamente banche ed assicurazioni (c'è anche Autogrill, mentre Mediaset ha puntato su Malta).

Per inciso concentratissime nel Boulevard du Prince Henri a Luxembourg ed operanti nell'assoluta legalità.

I paradisi fiscali, cosa sono esattamente?

Luoghi di malaffare, di riciclaggio e di evasione fiscale nella vulgata comune.

In realtà, specie in un paese come l'Italia, non è che ci sia bisogno di un paradiso fiscale per evadere il fisco o riciclare denaro sporco.

Anzi, mentre il trasferimento di denaro all'estero è in sé legalissimo, farlo in un posto come ad esempio il Liechtenstein significa accendersi da soli un faro dello Stato nella propria direzione.

Intanto allo Stato arriva la segnalazione da parte della banca, e poi le persone fisiche hanno il dovere di segnalare in dichiarazione dei redditi (quadro RW) i trasferimenti di capitale all'estero (ed è reato non farlo).

Con il risultato che mentre evadere e riciclare denaro in Italia non rientra esattamente nel campo delle missioni impossibili, usare i cosiddetti paradisi fiscali per questo scopo è di norma più dannoso e pericoloso che inutile.

Del resto l'obbligo legale di segnalazione deriva proprio da questo: c'è la libera circolazione dei capitali garantita dal Trattato di Maastricht, tuttavia lo Stato, sacrosantamente, vuole avere modo di accertarsi di che tipo sia il denaro in esame.

Il trasferimento di fondi in Svizzera, per citare il paese simbolo per gli italiani, in sé è legalissimo.

Se ci trasferisci denaro sporco è il fatto che sia sporco ad essere illegale.

Come è illegale non comunicare il trasferimento di denaro pulito (è un reato in sé).

I paradisi fiscali sono correttamente definibili come nazioni e/o giurisdizioni che offrono una fiscalità privilegiata commercializzando di fatto la propria sovranità.

Usualmente le loro legislazioni sono ostili ai proventi derivanti da quelli che vengono individuati come reati gravi, ossia traffico di armi, traffico di droga, traffico di donne, bambini, organi eccetera nonché terrorismo.

Resta un'ampia tolleranza per l'evasione fiscale se prodotta in altre nazioni.

I paradisi si possono suddividere in tanti modi.

Il celebre studio Euroshore, che è una ricerca a livello Europeo coordinata dal professor Victor Uckmar, ha suddiviso i quarantotto paesi oggetto dell'analisi in 3 gruppi di centri finanziari.

La suddivisione è stata fatta in base alla loro prossimità rispetto agli Stati facenti parte dell'Unione Europea.

Segnatamente:

A) Paesi particolarmente vicini all'Unione Europea per ragioni di ordine geografico/politico/economico (ad esempio Andorra, Bermuda, Malta, Monaco e San Marino).

B) Paesi che sono appartenuti in passato al blocco sovietico (ad esempio Albania, Moldavia e Romania).

C) Giurisdizioni offshore del tutto esterne all'Unione Europea (come Bahamas, Barbados, Macao e Malesia).

Va detto che le cose cambiano anche per le pressioni internazionali ad adeguarsi agli obblighi in materia di trasparenza.

Va detto anche che ci sono anche tradizioni che non cambiano con il tempo: la legislazione offshore (anche se non nasce con quella definizione) di Panama c'è dal 1932 ed è praticamente intatta da allora.

Va detto, soprattutto, che il paradiso in senso assoluto non esiste.

Tanti paesi danno vantaggi rispetto ad uno a tassazione elevata come l'Italia, ma sono vantaggi di tipo diverso.

Spesso viene evidenziato come il Principato di Monaco sia un paradiso fiscale per le persone ma non per le società mentre Panama sia esattamente il contrario.

Inoltre le singole nazioni a fiscalità alta possono lasciare al proprio interno delle "valvole di sfogo".

Alcuni stati, fra cui spicca il Delaware, vengono utilizzati dagli USA per evitare fughe di capitali all'estero.

Eurolandia usa il Lussemburgo.

Il Regno Unito usa di tutto, come la City di Londra, le isole Cayman (che sono un territorio britannico d'oltremare situato alle Antille scoperto da Cristoforo Colombo), le BVI (British Virgin Islands) eccetera.

L'Italia in un certo senso ha San Marino, ma è talmente intelligente da essere l'unica che a non beneficiare di un paradiso fiscale interno al proprio territorio...

Cambia quasi tutto sia per il tipo di esigenza che si ha sia per il patrimonio di cui si parla.

Nei paradisi fiscali per le persone come il Principato di Monaco è normale che essendo luoghi per plutocrati il costo della vita e degli immobili sia pesante.

E' già diverso se la nazione è "vera" come la Svizzera, che ha un costo della vita elevato ma più simile al nostro.

E' paradossale quanto sia bella e low cost Panama, ma si tratta di un paradiso per le società.

Non attirando i plutocrati può essere un bellissimo posto per chi vuole scappare dall'Italia.

Contano tante cose, ivi compresa la stabilità politica.

Fino alla cacciata di Ben Ali in Tunisia la Tunisia stessa era considerata un paradiso fiscale per le società votate all'esportazione (rispetto alla Tunisia stessa).

Il perché questo tipo di società risulti gradita in tante nazioni è evidente.

Avere una tassazione bassissima per le aziende che esportano al di fuori del tuo paese ti permette di attirare aziende che altrimenti ti snobberebbero e che, invece, per ragioni fiscali, vengono a creare sviluppo ed occupazione a chi gli propone una fiscalità agevolata.

E' realistico che in Tunisia non cambi niente da questo punto di vista, proprio perché è una cosa che conviene anche alla popolazione residente.

Tuttavia, è evidente che non è bello essere coinvolti in una sorta di rivoluzione, sebbene rimasta nei limiti imposti dalla natura molto pacifica dei tunisini.

La materia è complessa e lascia ampio spazio al tax planning ed a chi se ne occupa.

Peraltro ci sono dei paesi che sono delle istituzioni da questo punto di vista: Bahamas, Svizzera e Lussemburgo erano attivi in questo senso già dagli anni 1920-1930.

Altri paesi hanno comunque una tradizione importante, pur essendosi aggiunti "solo" fra il 1960 ed il 1970 (Bermuda, Isole Cayman, Isole del Canale, Liechtenstein).

E non hanno nessuna intenzione di mollare l'osso.

Anche perché non hanno nessun motivo per farlo.

Un soggetto come Carlo De Benedetti può risultare più o meno gradito in Italia, ma per un paese come la Svizzera continuare ad attirare i ricchi significa beneficiarne sia mediante il proprio sistema bancassicurativo che mediante i consumi di questi plutocrati.

Inoltre, così come non è possibile impedire ad un paese a tassazione alta come l'Italia di renderla addirittura ancora più alta (mica le puoi dichiarare guerra per questo), allo stesso identico modo e per lo stesso identico principio non è possibile impedire a nessuno di essere fiscalmente competitivo.

Le scelte di politica fiscale rientrano puramente e semplicemente nell'esercizio della propria sovranità e sono uno strumento competitivo come tanti altri.